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13

Apr

A tu per tu con i difensori centrali degli Allievi 2004

Terzo Appuntamento della nuova rubrica targata Accademia volta a conoscere meglio i vari volti dei ragazzi dell'Agonistica. Nella seconda puntata di questa settimana facciamo la conoscenza dei difensori della categoria Allievi 2004 allenata da Mister Gazzola: Emanuele Cannazza, Francesco Cisana, Luca D'Andrea e Fabrizio Pignatelli. Di seguito ecco le loro risposte alle varie domande postegli...risposte da veri guardiani della propria porta!

Raccontaci la tua squadra

Emanuele: L’annata 2004 è veramente speciale, un gruppo molto forte calcisticamente ma soprattutto unito anche fuori dal campo. Ogni singolo giocatore dell’Accademia 2004 ha doti spaventose e gode di una propria caratteristica che lo rende diverso dagli altri. La nostra forza è mettere assieme tutte queste caratteristiche sul campo. Abbiamo un grande spirito di sacrificio e c’è molta collaborazione fra di noi. Siamo una squadra che non molla mai e che riesce ad applicare un gioco che ci permette di sottomettere ogni avversario.

Francesco: Questo è il mio terzo anno in Accademia ma posso poter dire di aver vissuto esperienze diverse con la squadra in questi tre anni. La differenza maggiore è stata fra quest’anno e quello precedente. L’anno scorso, infatti, sono arrivati molti nuovi giocatori e questo ha aumentato l'agonismo nello spogliatoio.  Fortunatamente però si sono integrati molto bene e questo ci ha sicuramente aiutato a creare un grande gruppo. Eravamo molto affiatati e i risultati parlavano chiaro. Invece, penso che quest’anno ci siamo appoggiati agli ottimi risultati del girone d'andata dell’anno precedente, pensando che potesse bastare quello per dimostrare quanto valiamo. Questo ha influenzato non solo le prestazioni ma soprattutto la mentalità della squadra.

Luca: Non sono arrivato in Accademia da tanto tempo ma, fin da subito, non ho avuto il minimo problema di integrarmi nel gruppo perché gli obiettivi che avevano loro erano uguali ai miei. Con i miei condivido la voglia di vincere e di far bene giorno dopo giorno. Purtroppo, il più grande nemico è stavo il “Covid” che non ci ha permesso di arrivare dove avremmo voluto e non ci ha più permesso di continuare ad allenarci e di stare assieme.

Fabrizio: Ho intrapreso il mio percorso in Accademia la stagione scorsa, all’inizio del primo dei due anni nei quali mister Gazzola avrebbe allenato. Allora la squadra era composta da ragazzi che, chi da più chi da meno tempo, già erano tesserati in società. Ma grazie ai vari innesti di giocatori fatti dal mister la rosa ha raggiunto una qualità ancora superiore, fattore che ci ha portato a dominare tutto il nostro girone d’andata della scorsa stagione, fermata poi dall’avvento del Covid. Io, purtroppo, visto che ero infortunato, non ho potuto prendere parte attivamente alle gesta della mia squadra ma grazie alla grande sintonia creatasi tra di noi era come se ogni partita la giocassi anche io. Fin dai primi momenti, infatti, oltre al bel gioco che mettevano in mostra sul campo, anche dentro allo spogliatoio il gruppo diventava sempre più unito. Sono sicuro che questo è stato il nostro vero punto di forza.

Perché hai deciso di diventare un difensore?

Emanuele: Ho deciso di diventare difensore dopo aver provato molti ruoli. Ho provato a fare il centrocampista, l’attaccante, persino il portiere per capire quale ruolo mi si addiceva di più. Nell’estate di cinque anni fa ho disputato un torneo con la maglia della Varesina e, nel corso di una partita, il difensore centrale si infortunò. Quindi toccò a me ricoprire quel ruolo e disputai una buonissima prestazione. Da quel giorno decisi di continuare a giocare come difensore centrale e il mio percorso è andato in crescendo.

Francesco: Ammetto che la mia non è stata un vera e propria scelta poiché quando da quando ero piccolo fino a quando si giocava a 9 ero un centrocampista. Crescendo, il mister di allora, visto che Le mie qualità più difensive miglioravano mi ha spostato in questo reparto. Reparto di cui mi sono innamorato.

Luca: Ho deciso di fare il difensore perché sin da piccolo per diversi motivo. Mi è sempre piaciuto sentire il rumore dei tacchetti nei contrasti con gli avversari, impostare da dietro, essere uno dei leader continuando a parlare nei momenti adeguati e, perché no, a volte segnare qualche gol. Ma soprattuto adoro fare un recupero decisivo per la propria squadra…in quel momento provi delle emozioni incredibili lungo il corpo perché è come per un attaccante fare un gol, vedi i compagni che ti incitano e ti fanno i complimenti e tu sei stimolato a dare ancor di più. Confesso che questa è stata una delle motivazioni per cui ho sempre iniziato il mio percorso calcistico da difensore.

Fabrizio: Quando m’iscrissi all’età di 10 anni per la prima volta ad una scuola calcio, giocavo attaccante esterno. Anche se in quel ruolo me la cavavo, avevo sempre la tendenza a tornare in difesa. Infatti, capitava spesso che durante le partite correvo avanti e indietro lungo la fascia per andare a coprire quello che non era il mio ruolo. Durante il mio secondo anno l’allenatore, accortosi probabilmente della mia predisposizione a difendere, cominciò a farmi giocare difensore centrale. A quei tempi per me il calcio voleva dire “dribbling e “fare gol” ed infatti non ero contento del mio nuovo ruolo. Col tempo mi sono accorto che difendere aveva il suo fascino e che io ero portato come dimostravano i risultati. E così sono diventato un difensore centrale.

Quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un buon difensore? E quali sono i tuoi punti di forza?

Emanuele: Essere difensore non è un ruolo per chiunque… Per ricoprire questo ruolo bisogna avere coraggio, essere sempre lucidi, assumersi molti rischi e responsabilità: se si sbaglia un pallone da ultimo uomo non è facile recuperare e a volte la squadra avversaria va in rete. Si può notare che alcuni difensori famosi non hanno una tecnica strepitosa ma hanno caratteristiche che gli permettono di svolgere al meglio il proprio compito. Personalmente ho scelto questo ruolo perché mi piace, quando scendo in campo combattere sempre una sfida con l’avversario ma soprattutto con me stesso. Cerco sempre di sconfiggere l’ansia dell’errore e di subire gol, con l’obiettivo di migliorare di volta in volta la mia prestazione. Un punto di forza che mi ha caratterizzato da sempre è la grinta e la determinazione che ho in campo.

Francesco: Un mio punto di forza fin da quando sono piccolo è sempre stata la fisicità che penso che un difensore centrale debba sempre avere unita alla velocità sia fisica sia di gioco. Infatti  il difensore non si deve occupare solo della parte difensiva ma è il primo giocatore da cui parte l'azione e, di conseguenza, deve avere una discreta visione di gioco e una buona circolazione di palla. Penso di essere cresciuto molto sotto questo aspetto grazie anche all’aiuto di Mister Gazzola che predilige la circolazione di palla ai “lanci lunghi e pedalare”. Infine, penso che anche la comunicazione per un difensore centrale sia importante perché deve trasmettere sicurezza a tutta la squadra.

Luca: Secondo me le caratteristiche che deve avere un buon difensore sono in primis la reattività, essere bravi a leggere la giocata, la copertura e soprattutto il tempo di gioco. Un difensore deve essere anche veloce perché nel calcio di oggi la maggior parte degli attaccanti sono fisici e rapidi. Non deve mancare la tecnica: un difensore con questa qualità fa la differenza, oggi si gioca molto dal basso e quindi bisogna essere bravi nel lancio lungo o nella costruzione più elaborata. Ultima  qualità, ma non meno importante, è il carisma che conta molto…moltissimo! Significa aiutare la squadra nei momenti di difficoltà quando si è meno lucidi oppure prendere in mano la situazione nei momenti più delicati sia dentro sia fuori dallo spogliatoio. Insomma: è l’ultimo a mollare. Credo che i miei punti di forza siano: la fisicità, la velocità , la cattiveria agonistica e il tiro.

Fabrizio: Credo che le caratteristiche fondamentali che debba avere un difensore siano più mentali che fisiche. Infatti, in primis, un difensore deve avere personalità, autorità e sicurezza, qualità utili per farsi rispettare, infondere coraggio nei compagni e incutere timore negli avversari. In più, un difensore deve avere intelligenza e lungimiranza nel prevedere e anticipare le mosse avversarie per evitare di cadere nelle finte. Infine, deve possedere tutte le caratteristiche fisiche per poter trasformare sul campo tutte le qualità prima citate. I miei punti di forza credo siano proprio quelli che ho elencato in precedenza. Sono convinto infatti che sarebbe insensato pensare a come dovrebbe essere il difensore ideale senza poi impegnarsi per cercare di emularlo. Ho sicuramente delle carenze sotto alcuni punti di vista, accentuate soprattutto nell’ultimo periodo in seguito a un prolungato periodo di stop dovuto al mio infortunio ma credo nelle mie potenzialità e sono convinto che tornerò più forte di quanto fossi prima.

Chi è il tuo idolo?

Emanuele: Il mio idolo è Kalidou Koulibaly, difensore centrale del Napoli. Oltre ad ammirarlo per le sue caratteristiche quali la corporatura fisica maestosa, buona tecnica e buon condottiero della difesa, lo ammiro per la sua storia. Lui è cresciuto in una famiglia povera ed è diventato quello che è partendo dal basso, lottando contro tutti i suoi problemi familiari.

Francesco: Il mio idolo è senza dubbio Sergio Ramos. Il centrale del Real, infatti, rispecchia il mio prototipo di difensore centrale: fisicità, velocità di gioco, marcatura e abilità con i piedi.

Luca: Il mio idolo è Jaap Stam perché da piccolo sono stato soprannominato molto volte così. Ai tempi però non sapevo chi fosse e quindi sono andato a guardare qualche suo video in cui giocava e mi sono rispecchiato molto in lui. Adoro la sua cattiveria agonistica che non gli faceva mai per perdere un contrasto e, soprattutto in questo campo, ho preso molto spunto da lui.

Fabrizio: Essendo milanista da quando sono nato ho sempre ammirato i grandissimi difensori che hanno giocato con la divisa rossonera, in particolare quelli che ho avuto la fortuna di vedere in attività. Ma… sopra tutti c’è sempre il capitano: Paolo Maldini.

Qual è il tuo sogno nel cassetto per il futuro?

Emanuele: Il mio sogno nel cassetto è giocare a calcio in una squadra professionistica. Comunque vada non abbandonerò mai la passione per questo sport e farò di tutto per far sì che questo si realizzi. Un consiglio che mi sento di dare a tutti è quello di portare avanti la scuola perché senza cultura e studio non si va avanti nella vita e di conseguenza nemmeno nel calcio.

Francesco: Il mio sogno nel cassetto è fare il salto di qualità a livello calcistico e sentirmi realizzato come calciatore giocando in una squadra professionista.

Luca: Il mio sogno nel cassetto è quello di realizzarmi in quello che ho sempre amato e voluto fare: essere un calciatore professionista. Inseguo questo sogno dalla nascita e non ho mai smesso di crederci, nonostante i momenti difficili come quello dell’anno scorso dove ho avuto sia parecchi infortuni sia degli alti e bassi della vita quotidiana… ma non bisogna MAI arrendersi! Da sempre, infatti, il mio motto è: “Rialza la testa e continua a correre che credere in quello che fai: ti porterà soddisfazioni”.

Fabrizio: Come tutti quelli cresciuti come me col pallone tra i piedi e San Siro a pochi passi, ho sempre sognato un giorno di poter essere come quelli che ammiravo e potevo vedere solo dagli spalti. Purtroppo vari infortuni mi hanno impedito di sfruttare molte possibilità e ora che stavo riprendendo a giocare siamo stati fermati tutti da questa situazione inaspettata. Sperando di poter tornare sui campi il prima possibile, io continuerò a mettere tutto il mio impegno e il sogno non morirà mai nemmeno se e quando non sarà più realizzabile.

 

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